Gli indici della Rivista

Criteri di organizzazione degli indici


L’indice è alfabetico per autore. Per ogni voce sono elencati: il titolo dell’articolo, l’annata (in numero romano), il numero della rivista (in numero arabo), la data e le pagine. Gli articoli di ogni autore sono elencati in ordine cronologico e comprendono anche quelli della serie clandestina. Gli articoli siglati con le iniziali o sottoscritti con uno pseudonimo, quando ne è stata accertata la paternità, vengono elencati sotto il nome dell’autore con l’indicazione accanto al titolo della sigla o dello pseudonimo usati. Tutti gli pseudonimi e le sigle sono inseriti nell’indice alfabetico con il rimando all’autore, ove possibile.
Per gli pseudonimi utilizzati nel periodo clandestino si sono seguite le indicazioni contenute nei primi numeri successivi alla Liberazione. La redazione della rivista tuttavia non ha mai fornito un elenco completo dei collaboratori che si celavano dietro le firme usate durante la Resistenza e, occorre aggiungere, non sempre uno stesso pseudonimo è stato usato solo dall’autore che lo aveva adottato. Come è facile immaginare, in quei mesi la redazione non aveva tempo, né interesse a rivelare la paternità di tutti gli articoli. Il nodo della identificazione degli autori venne al pettine successivamente, con la pubblicazione dell’antologia de “Lo Stato Moderno”, ma non si riuscì a sbrogliarlo del tutto. Il curatore del volume, Mario Boneschi, e gli amici che lo aiutarono, Vittorio Albasini Scrosati, Antonio Zanotti, Emiliano Zazo - come risulta dall’esiguo carteggio - non poterono far altro che constatare l’insolubilità del problema.
L’elenco nell’antologia è incompleto, sia rispetto all’insieme degli pseudonimi usati, sia rispetto a quelli rivelati dalla redazione della rivista nei numeri del 20 maggio e del 20 giugno 1945. Questa incompletezza deve essere attribuita semplicemente al fatto che si ritenne opportuno dare notizia solo degli pseudonimi e delle sigle usate per gli articoli accolti nell’antologia. L’unica precisazione da fare riguarda Mario Boneschi, che solo allora prendeva coscienza del fatto che per i suoi articoli, oltre alla sigla M.B., si erano usati due altri pseudonimi: Viator – “sigla che io non avevo indicato affatto” – e Tricottero – “pseudonimo usato da mio fratello” (lettera a Emiliano Zazo del 14 giugno 1965). Il fratello Aldo tuttavia aveva usato quest’ultimo pseudonimo altrove, poiché l’unico pezzo così sottoscritto ne “Lo Stato Moderno” clandestino è di Mario Boneschi.
Sono rimasti non svelati alcuni pseudonimi della serie clandestina, gli autori di alcuni articoli anonimi e i due osservatori politici che si celavano dietro gli pseudonimi di Germanicus e Romanus. Il primo, che scriveva con tutta probabilità da Berlino è stato una presenza effimera, mentre il secondo, che verosimilmente mandava le sue cronache dalla capitale, ha collaborato con continuità alla rivista dal 1947 fino all’ultimo numero.
Per gli articoli sottoscritti con le iniziali, che è stato possibile attribuire a collaboratori assidui o a persone legate ai fondatori della rivista, ma per i quali tuttavia esiste ancora un margine di incertezza, la sigla è tra parentesi quadre, a segnalare voci suscettibili di rettifica.
Tutti gli articoli anonimi sono stati elencati in ordine cronologico sotto la voce Anonimi nell’indice alfabetico. Vi è poi un piccolo gruppo di pezzi brevi, per lo più comunicazioni della redazione ai lettori, non sottoscritti, oppure firmati Lo Stato Moderno, o semplicemente SM, che sono stati raccolti sotto la voce Lo Stato Moderno.
Non di rado i titoli dell’indice posto sul frontespizio di ogni numero della rivista non corrispondono esattamente a quelli riportati alla testa dei singoli articoli. Si tratta a volte di veri e propri refusi (per esempio l’articolo di Giovanni Vaccari sul n. 20 dell’ottobre 1946 indicato nell’indice Per un pensiero politico meno nazionalistico e successivamente Per un pensiero politico meno razionalistico), a volte di maiuscole che scompaiono, oppure di differente punteggiatura. Per queste piccole discrepanze ci siamo regolati secondo buon senso, riportando il titolo nella forma che abbiamo reputato corretta e senza mai indicare gli errori di stampa rilevati.